Un infortunio può cambiare la stagione di un atleta — non solo per le settimane lontano dal campo, ma per l’impatto che ha su motivazione, sicurezza e fiducia. In questo quarto episodio della rubrica dedicata alle figure dei professionisti sportivi gialloblu la parola va a Matteo Ciacci (fisioterapista) ed Eleonora Zaraffi (psicologa sportiva) che ci guidano da prospettive diverse (ma complementari e sinergiche) nel percorso che porta dal momento dell’infortunio al ritorno in campo.
La voce del fisioterapista – Matteo: cosa posso fare oggi?
Per Matteo, la prima domanda da porsi non è “Quanto devo fermarmi?”, ma piuttosto “Cosa posso fare oggi?”.
“Spesso, quando un atleta si fa male, il primo istinto è il riposo assoluto,” spiega Matteo, “Ma non tutti gli infortuni richiedono lo stop totale. La chiave è una diagnosi precisa e una pianificazione intelligente per tornare sia il prima possibile in campo ma soprattutto al meglio per evitare ricadute spiacevoli.”
Matteo sottolinea quanto sia importante mantenere l’atleta attivo e coinvolto: “Per un atleta, restare integrato nella squadra e continuare a svolgere le attività compatibili con il proprio stato è essenziale. Questo approccio non solo migliora l’umore, ma velocizza concretamente il recupero. Il lavoro di squadra (fuori dal campo): Medico, fisioterapista, preparatore e allenatore devono lavorare in sinergia per programmare tempi, terapie e carichi di lavoro ottimali”
Ed è per questo che quando l’attività agonista, il “giocato” si deve fermare per colpa di un’infortunio bisogna programmare una routine differente per mantersi attivi fisicamente e mentalmente insieme al gruppo squadra: “Svolgere attività alternative permette un rientro in gruppo molto più rapido e sicuro. Tuttavia, ricorda: prevenire è meglio che curare. Seguire con costanza i protocolli di preparazione atletica e le indicazioni post-riabilitazione resta la strategia vincente per ogni sportivo. “


La voce della psicologa – Eleonora: quando il corpo si ferma, la mente corre
Eleonora parte da una verità che ogni atleta prima o poi sperimenta: “Il recupero da un infortunio non è solo fisico, è anche mentale.”
“Nel momento in cui la performance si interrompe, subentrano emozioni forti: rabbia, paura, tristezza, e dubbi sul futuro.”
Il recupero è come un viaggio diviso in tre fasi:
- Post-infortunio → shock e frustrazione.
- Riabilitazione → calo di motivazione e senso di perdita.
- Ritorno allo sport → corpo pronto, mente da rinforzare.
“Molti atleti faticano a tornare ai livelli precedenti non per limiti fisici, ma per insicurezze e timori di ricaduta,” osserva. È qui che entra in gioco il lavoro psicologico: “Serve ricostruire fiducia, gestire l’ansia e usare strategie mentali come goal setting, imagery e self-talk positivo.”
Per Eleonora, guarire davvero “non significa solo tornare in campo, ma tornare a sentirsi pronti.”



L’incrocio dei percorsi – un lavoro di squadra
Corpo e mente viaggiano insieme: quando Matteo suggerisce attività alternative per mantenere la condizione, Eleonora le traduce in strumenti di fiducia; quando la fisioterapia riporta funzionalità, la psicologia lavora per restituire sicurezza.
“Sapere di poter fare qualcosa ogni giorno ridà il senso di controllo,” spiega Eleonora. Matteo conferma: “È il modo più efficace per restare motivati e accelerare il rientro.”
Il risultato è un approccio integrato al Return to Play: equilibrio tra terapia e relazione, disciplina e consapevolezza. Perché — come ricordano entrambi — la vera guarigione è una partita che si vince in squadra.

